Per la cattedrale di Brindisi o chiesa di San Giovanni Battista la prima pietra fu posta da papa Urbano II nel 1089. La tradizione vuole che san Leucio avrebbe appreso in sogno che la sua missione era di abbandonare Alessandria d’Egitto per recarsi a Brindisi e liberare la città dagli eretici. Nel luogo, sede di un antico tempio pagano dedicato al Sole e alla Luna, in cui il santo aveva battezzato 27.000 convertiti edificò la cattedrale. Le prime testimonianze sulle origini della chiesa sono del XII secolo: due epigrafi su lastre marmoree murate nella sagrestia che riportano un chiaro riferimento al normanno Ruggero il Guiscardo, incoronato re di Sicilia nel 1191 qui, e all’arcivescovo Bailardo. Fu sempre qui che nel novembre 1225 Isabella di Brienne, regina di Gerusalemme, sposò Federico II. Della chiesa romanica è rimasto poco e del pavimento musivo voluto dall’arcivescovo Guglielmo sono visibili alcuni frammenti con motivi zoomorfi nella navata laterale sinistra e sull’altare maggiore con cani e uccelli con colli intrecciati. Nel 1582 venne demolita l’abside centrale per costruire il coro ligneo voluto dall’arcivescovo Andrea de Ajardi. Pregevoli sono le tele custodite all’interno: il Santo a cavallo di Filippo Palizzi, 1840 con sullo sfondo una veduta del porto di Brindisi, Il martirio di San Teodoro, l’Ultima Cena, Salomone e la Regina di Saba, Predicazione di San Leucio, Martirio di San Pelino, San Giuseppe col Bambino di Diego Oronzo Bianco (1683-1767). Ancora il Sant’Andrea e SS. Ignazio e Francesco Saverio di Serafino Elmo, la Pietà di Giovanni Scatigno del 1750, la Morte di Sant’Anna di Domenico Viola del 1682 e la Visitazione di Niccolò Perillo del 1750 circa. A sinistra c’è il fonte battesimale voluto dall’arcivescovo Bernardino de Figueroa in pietra leccese con la vasca ornata da quattro cherubini, che evidenzia il motivo del delfino. Dell’antica chiesa rimane oggi ben poco a causa del violento terremoto del 20 febbraio 1743. Le lesioni profonde indussero il clero a ristrutturarla radicalmente, come attestano le epigrafi a lato del portale. In seguito fu più volte restaurata. Tra il 1920 e il 1923, l’arcivescovo Tommaso Valeri volle completarne la facciata con un timpano, distrutto nei bombardamenti del novembre 1941, cui si pensò di sostituire nel 1957 quattro statue di santi. Anche il campanile, voluto dall’arcivescovo Giovan Battista Rivellini tra il 1780 e il 1793 e progettato dagli architetti Giuseppe e Carlo Fasano di Ostuni, fu danneggiato dai medesimi bombardamenti per poi essere ricostruito secondo l’antico modello. Nel 2019 con i fondi dell’8x1000 l’Arcidiocesi di Brindisi Ostuni, attraverso l’Ufficio per i Beni Culturali Ecclesiastici e l’autorizzazione dalla Soprintendenza delle Belle Arti e Passaggio competente, ha disposto un intervento di somma urgenza per la manutenzione straordinaria e il restauro conservativo della lanterna, cupola centrale, facciate esterne della cappella del SS. Sacramento, coperture e rifacimento delle pitture interne della chiesa. I lavori sono stati affidati all’architetto Giovanni Marino.