La chiesa concattedrale di Ostuni, dedicata a Santa Maria Assunta, dichiarata monumento nazionale nel 1902, fu fortemente voluta dal vescovo Nicola Arpone (1437-70), raffigurato ai piedi della Vergine nella lunetta dell’ingresso principale, ma completata nel primo ventennio del Cinquecento. La sua facciata sembra ripresa da quella della chiesa di Santa Maria Jemale di Milano ove era stato sepolto il marito di Isabella d’Aragona che fu duchessa di Bari e signora di Ostuni e che nel palazzo che ora è vescovile, alloggiò quasi esiliata. La facciata si presenta con elementi gotici e persistenze romaniche, tripartita da lesene, e si ritrova nel rosone centrale in cui l’irradiamento muove dal Cristo Salvator Mundi attorniato da sette cherubini. I numeri della ghiera hanno chiari riferimenti simbolici e rimandi allegorici alla numerologia vetero e neo testamentaria. Nell’interno, a croce latina, l’edificio è diviso in tre navate da colonne con capitelli scolpiti. Nei secoli la chiesa ha avuto una trasformazione che l’ha completamente variata nelle proporzioni, nelle linee e nei volumi. Le colonne furono murate nei pilastri, il soffitto fu coperto con tele dipinte da pittori locali, il coro fu allungato e il tutto fu sovraccaricato dagli stucchi del leccese Antonio Lozzuppone. Radicali furono gli interventi voluti dai vescovi Francesco Antonio Scoppa nel 1750 e Salvatore Palmieri nel 1898. Le rade persistenze possono riassumersi negli affreschi aventi a soggetto Il rinvenimento della Croce, Santa Caterina d’Alessandria e la Madonna della Salute. Tra le tele più importanti furono sostenute economicamente dal vescovo Bisanzio Filo e sono La predicazione di Sant’Oronzo, Gesù e il paralitico alla piscina probatica, Il martirio di san Biagio, Gesù e l’adultera, Gesù che scaccia i mercanti dal tempio e Gesù tra i dottori. Nella cappella ottocentesca dell’Immacolata vi è l’altare ligneo del 1734 voluto dal vescovo Cono Luchino dal Verme, come l’altro dedicato alla Santissima Trinità con l’inserto dell’affresco della Madonna della Salute che chiude la navata destra. Alle spalle dell’altare maggiore, campeggia il secentesco coro ligneo. Sull’antifacciata in una nicchia si osserva una grande statua del Cristo, circondata da sei cherubini, risalente agli ultimi anni del XV secolo ed appartenuto alla cappella della famiglia Martucci. Nel 2020 con i fondi dell’8x1000 l’Arcidiocesi di Brindisi Ostuni, attraverso l’Ufficio per i Beni Culturali Ecclesiastici e l’autorizzazione dalla Soprintendenza delle Belle Arti e Passaggio competente, ha disposto un intervento di restauro affidato agli architetti Giacinto Giglio e Alessandro Picuno e all’ing. Vincenzo Pomes. I lavori hanno definito il consolidamento dell’intonaco, il trattamento protettivo di tegole e coppi e il risanamento dell’umidità, la pulitura del pavimento in marmo e degli altari, il rifacimento degli infissi, la rampa per disabili sul sagrato, la pitturazione e diverse indagini preliminari con impiego del radar per introspezione del suolo.